Ma chi ben comincia é a metá dell’opera..

Oggi è cominciata la conferenza dell’UNFCCC di Barcellona, ultimo grande appuntamento prima della Conferenza delle Parti che si terrà a dicembre in Copenhagen (COP15).

Tornare in Europa dopo l’esperienza asiatica spero possa dare un maggiore impulso ai negoziati in modo che le cose comincino a cambiare il più rapidamente possibile, specialmente da parte dell’Unione Europea che torna a “giocare” in casa.

Ed infatti l’aria che si respira qui al centro conferenze di Barcellona è senz’altro migliore rispetto quella più pesante di Bangkok, dove fin dal primo giorno eravamo già tutti stanchi. L’ambiente sembra più positivo e quando le persone parlano del raggiungimento di un accordo in dicembre questa volta paiono effettivamente crederci.

Ci sono stati alcuni progressi tra le due sessioni (Bangkok e per l’appunto Barcellona).

L’ultima notizia positiva arriva dalla Scozia, il primo paese sviluppato ad andare oltre una riduzione del 40% delle emissioni entro il 2020, record che precedentemente spettava alla Norvegia con l’annuncio di Bangkok.

Gli scozzesi hanno dichiarato un taglio delle emissioni del 42% entro il 2020 (rispetto ai livelli del 1990) aprendo così ufficialmente la “competizione sui tagli”con la order online cialis pills uk Norvegia e gli altri paesi che saranno presenti al COP15.

In più la Scozia ha sia dichiarato che nel 2050 il target sarà dell’80%, ma ancor più importante il fatto che l’80% delle riduzioni avverranno all’interno del territorio scozzese, quindi non puntando sugli offset in altri paesi – implementare azioni in altri paesi per ridurre li le emissioni di CO2 e compensare le emissioni interne.

Silvio strappa l'assegno destinato ai paesi in via di sviluppo.

Quindi l’“aria di casa” sembra fare bene ai paesi del vecchio continente, visto che importantissime novità arrivano anche dalla voce comune dell’Unione Europea proprio in una delle aree considerate più problematiche e quindi fondamentale, ovvero quella finanziaria: siamo finalmente usciti allo scoperto dichiarando i numeri riguardanti i soldi necessari per la mitigazione e l’adattamento dei paesi in via di sviluppo.

Secondo i Capi di Stato dei ventisette paesi dell’Unione sono necessari in totale 100 miliardi di euro l’anno (150 miliardi di dollari) entro il 2020. Non c’è però ancora nessun dato ufficiale riguardante quanti di questi soldi debbano provenire dall’Unione Europea, dato che all’interno dell’Unione si sta ancora discutendo tra il blocco dei paesi dell’est (con la Polonia in prima fila) e quello dei più ricchi paesi su chi debba pagare e quanto, se in base alla quantità di emissioni o in base ai redditi nazionali dei diversi paesi – in sostanza si sta ancora cercando un’equa divisione delle quote.

Tuttavia i commenti del Presidente della Commissione Europea Barroso lasciano da soli far intendere l’importanza di quanto deciso; essendo stato il primo paese dell’Annex I a fornire pubblicamente numeri concreti riguardo l’aspetto finanziario ha infatti dichiarato: “Ora possiamo guardare il resto del mondo negli occhi e cheap canada propecia online dire che noi europei abbiamo fatto il nostro lavoro”.

Si spera che in questo modo sia cominciata un’altra “competizione” tra le parti sul finanziamento, così come Norvegia prima e Scozia poi hanno dato inizio a quella sulle emissioni.

I tracker a colazione il primo giorno

Le organizzazioni non governative (ONG) apprezzano quanto fatto dall’UE ma comunque non lo considerano abbastanza. Per loro sono necessari almeno 110 miliardi di euro provenienti da nuovi ed addizionali fonti di finanziamento pubblico, quindi praticamente il doppio di quanto appena stabilito dall’UE. Le ONG sono soprattutto preoccupate dal fatto che solo 22-50 miliardi verranno dai finanziamenti pubblici, mentre il resto sarà reperito dai privati attraverso l’acquisto degli offset del mercato del carbonio, riducendo così la garanzia sullo stanziamento dei finanziamenti necessari visto che ci sono perplessitá sulla capacitá dei mercati di generare una tale quantitá di soldi.

Le aspettative qui a Barcellona sono dunque moltissime, specialmente riguardo quali saranno le reazioni dopo le dichiarazioni dell’UE dei paesi in via di sviluppo e soprattutto quale sarà la posizione degli Stati Uniti, che ora non vogliono rimanere isolati nel contesto dell’UNFCCC.

Per il momento l’aria che si respira é posistiva; venerdí tireremo le somme e vedremo se le aspettative saranno confermate o se l’atmosfera positiva é stata solo un impressione – come lascerebbero intendere i testoni (caricature) dell’OXFAM che questa mattina, rappresentando alcuni Capi di Stato, hanno fatto in mille pezzi un assegno di 110 miliardi di euro rivolto ai paesi in via di sviluppo.

Speriamo che i delegati si ricordino che chi ben comincia é giá a metá dell`opera..

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