Se ci si mette pure il Corriere..

Oggi leggendo il Corriere della Sera mi sono imbattuto in un articolo che ha attirato la mia attenzione. Inizialmente ero incuriosito da tutti quei numeri presenti nell’articolo; ho trovato anche alcune dichiarazioni e commenti alquanto curiosi.

In particolare, il commento finale (presumibilmente dell’autore dell’articolo Franco Foresta Martin) “C’è solo da sperare che al tavolo delle trattative si faccia un passo avanti e un po’ di chiarezza rispetto agli ingannevoli annunci ad effetto della vigilia” mi ha lasciato inizialmente pensieroso.

Rileggo l’articolo, rileggo la frase finale ed il mio stato d’animo nel giro di pochi secondi è così cambiato: confuso, incredulo, stupito, irritato.

Si, irritato da un articolo che enfatizza il dover fare chiarezza, il non cedere e credere agli ingannevoli annunci ad effetto, order cialis cheap online quando proprio l’articolo in questione è caratterizzato da queste stesse insufficienze.

Tra le cose che mi hanno spinto a scrivere quest’articolo c’è quanto riportato da Edo Ronchi: “In pratica, il 17 per cento di riduzioni rispetto al 2005 equivale allo zero rispetto al 1990, ossia a una stabilizzazione delle emissioni USA rispetto a quella data”.

Bene, questo non è propriamente esatto!

L’ex ministro dell’Ambiente ai tempi di Kyoto ed ora presidente della Fondazione per lo sviluppo sostenibile forse è stato confuso dalla non omogeneità degli anni base presi in considerazione.

Il problema della chiarezza a questo punto viene in evidenza, ma soprattutto nelle dichiarazioni dell’ex ministro, poiché in realtà gli USA ridurranno le loro emissioni del 3-4% sulla base del 1990 (Fonte Ap, Reuters).

Verissimo, non è praticamente nulla considerando che la scienza oggi suggerisce il 40% di riduzioni sulla base del 1990 entro il 2020, ma perché dire che la conversione equivale allo zero quando in effetti non è vero?

Franco Foresta Martin fa poi il punto: rallentamento non significa diminuzione, puntando il dito, attraverso sempre le dichiarazioni di Edo Ronchi, nei confronti delle economie emergenti, in particolare India e Cina.

Ma chi davvero chiede la riduzione delle emissioni di questi paesi sulla base del 1990 entro il 2020?
Cina e India aumenteranno inevitabilmente entro il 2020 le loro emissioni.

Il motivo è semplice e riguarda il fatto che questi paesi hanno lo stesso diritto allo sviluppo che abbiamo esercitato noi durante gli ultimi 200 anni, senza avere alcun tipo di vincolo legislativo riguardo le emissioni. Ora, è vero che la situazione è cambiata rispetto a 50 anni fa: la scienza ora dice che bisogna ridurre le emissioni di CO2e nell’atmosfera.

Ma possiamo dire a questi paesi di fermare il loro sviluppo perché devono contribuire come noi alla riduzione delle emissioni, dopo che noi ci siamo sviluppati senza limiti e order pills levitra online senza remore causando la great britain echeck levitra crisi attuale? Ha senso?

Ovviamente non ha neanche senso lasciare che i paesi emergenti crescano con le stesse modalità con cui siamo cresciuti noi. E questo è senz’altro giusto.

Ma come possiamo coordinare le due cose?
In primis, come già fatto da tutti i governi dei paesi sviluppati, riconoscere quanto appena detto: noi siamo i responsabili della situazione di oggi. Non lo sono i paesi in via di sviluppo, ma lo siamo noi.

Questo concetto è noto come responsabilità storica.
Non bisogna ora puntare il dito contro paesi come Cina e India o le altre economie emergenti, ma dato che noi siamo storicamente responsabili dobbiamo aiutarli affinché questi paesi vadano verso uno sviluppo sostenibile. È un nostro dovere già riconosciuto dai nostri capi di stato.

Gli aiuti devono essere sia finanziari che riguardanti il trasferimento delle tecnologie e del sapere.
Bisogna aiutare questi paesi ad implementare programmi, progetti che portino ad una riduzione delle emissioni.

Poi una cosa da ricordare sempre è la popolazione di questi due paesi; quando si parla di emissioni sarebbe anche necessario utilizzare indicatori di emissioni per capita, per far capire quanto in realtà le emissioni ad esempio dell’India sono si importanti a livello di paese, ma quasi ridicole se si divide l’inquinamento per il miliardo di indiani.

Perché invece che accusare questi paesi non ricordare che molte delle emissioni nei paesi emergenti sono dovute alla produzione di beni che poi noi utilizziamo.

Facile per noi dire che devono ridurre le loro emissioni, già, poiché ormai noi non produciamo ma comperiamo i beni da loro direttamente.

Quindi in realtà siamo noi responsabili di molte delle loro emissioni.
In fin dei conti, quello che praticamente tutti chiedono (per ora) a questi paesi è una riduzione della crescita delle loro emissioni rispetto al così chiamato BAU (Business As Usual), e non una riduzione sulla base del 1990.

Perché scrivere un articolo cercando di far passare loro per i cattivi? Perché non guardarsi in casa prima?
Non bisogna assolutamente credere che il 20-30% di riduzioni nelle emissioni da parte dell’UE sia un obiettivo entusiasmante. Anzi. L’UE è sotto accusa proprio a causa della sua inattività in materia, dato che i numeri appena detti risalgono ad un annuncio oramai vecchio di due anni.

Ora rileggiamo come si concludeva l’articolo “C’è solo da sperare che al tavolo delle trattative si faccia un passo avanti e un po’ di chiarezza rispetto agli ingannevoli annunci ad effetto della vigilia”, e proviamo a riformulare il tutto: “C’è solo da sperare che al tavolo delle trattative, così come nel supporto mediatico all’evento, si faccia un passo avanti e un po’ di chiarezza rispetto agli ingannevoli annunci ed articoli ad effetto della vigilia”.

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